sabato 21 maggio 2011
Amendola: perche' sostengo De Magistris
Corriere del Mezzogiorno 21 maggio 2011.
Editoriale di Enzo Amendola, segretario regionale Pd Campania Caro direttore, l’articolo di Isaia Sales (Corriere del Mezzogiorno di giovedì scorso) dà la possibilità di ragionare sul voto al di fuori delle bordate mediatiche di questi giorni. In vista dei? , chi ha a cuore le sorti dei progressisti campani, ha il dovere di una riflessione accurata. Riflessione che sottolinei alcuni aspetti non pienamente emersi nella propaganda post-voto. Il «vento del Nord» ha decretato l’ottima affermazione del Pd e messo in crisi il connubio Pdl-Lega. Milano, Torino, Bologna sono solo le punte di uno smottamento della maggioranza che riguarda anche Comuni piccoli e medi. Al vento del Nord cosa è corrisposto al Sud? E come valutare il voto in Campania? Il Pd e il centrosinistra ottengono ottimi risultati in Puglia, in Basilicata, e in Sardegna (non solo per lo strepitoso ballottaggio di Cagliari). In Calabria il quadro è più articolato con una vittoria chiara dell’opposizione a Scoppelliti nei piccoli centri, ma con una tenuta dell’asse Pdl-Udc nei grandi, nonostante un -20% nella vittoria di Reggio. Anche in Campania si interrompe l’onda lunga del Pdl, che negli ultimi anni aveva fatto incetta di Comuni e Province, sino alla vittoria di Caldoro in Regione. Il centrodestra immaginava che questo potesse essere l’ultimo assalto, ma fortunatamente il desiderio di Cosentino e soci non solo non si è avverato, ma va notato anche che nei quattro capoluoghi campani il Pdl perde dieci punti in media rispetto alle regionali di un anno fa, viene sbaragliato al primo turno a Salerno e Benevento e nella provincia di Napoli è costretto ai ballottaggi quasi ovunque, senza dimenticare il saldo decisamente negativo nei 132 comuni al voto sotto i 15 mila abitanti. Se poi Lettieri dovesse perdere al ballottaggio, potremmo dire che al «vento del Nord» corrisponde una ripartenza del centrosinistra al Sud. Insomma, la destra, che negli ultimi due anni sembrava in ascesa inarrestabile, ha perso l’arroganza dei conquistatori e deve gestire oltre che una severa battuta d’arresto nelle urne, anche l’esplosione di un’evidente questione morale (il caso di Quarto è vergognoso!). Di converso, fa ben sperare l’analisi di chi afferma che, leggendo i dati di Napoli, la «rabbia dei progressisti» contro i ritardi del Pd non si è riversata più nell’altro campo, anche se — aggiungo io — questo amplifica l’urgenza per tutti noi, dirigenti ed eletti, di una rigorosa autocritica sui mali del Pd. Dobbiamo saper distinguere, esultando con orgoglio per le ottime affermazioni di De Luca e Pepe, ma facendo ammenda per le divisioni a Napoli. A questo proposito, la genesi della doppia candidatura è figlia del tribolato passaggio delle primarie, una ferita inferta al nostro popolo per la quale dobbiamo ancora scusarci. Le primarie nascondevano un problema originario nella costituzione del Pd e del centrosinistra napoletano: l’incapacità di aprire una nuova stagione politica, come invece hanno fatto gli elettori progressisti preferendo, senza patemi d’animo, il candidato di rottura. Il Pd a Napoli non è ostaggio del radicalismo di de Magistris, come afferma qualcuno, piuttosto è prigioniero del suo passato e di diatribe che hanno scoraggiato simpatizzanti ed elettori. Sostenere de Magistris è dunque oggi innanzitutto la via maestra per dare un ulteriore colpo alle strategie del Pdl campano e nazionale. Una possibile vittoria sarebbe utile anche alla rifondazione del partito affidata ad Andrea Orlando e a rielaborare un profilo programmatico del centrosinistra napoletano (oggi precario), oltre le dispute che hanno allontanato molti a cui la formula «luci ed ombre», con tutto il rispetto per chi ha vissuto e lottato in quelle stagioni, non trasmette nessun sentimento. Una rinascita imperniata su una nuova generazione di democratici che possa avere il suo spazio, libera dai condizionamenti del passato. *Segretario regionale del Pd



