lunedì 11 aprile 2011
Mezzogiorno di fuoco - Ordine del giorno
Mezzogiorno di fuoco
Ordine del giorno approvato dall'assemblea
Ordine del giorno approvato all'assemblea "Mezzogiorno di fuoco" - Bari 9,10 aprile 2011
Il Mezzogiorno ha urgente bisogno che si apra una stagione di grandi riforme nazionali capaci di incidere sulla struttura democratica, economica, sociale, culturale e civile del Paese. Il governo di centrodestra sta invece caratterizzando la sua condotta assumendo come immodificabile la dualità del Paese. Il nostro orizzonte è un Mezzogiorno moderno, aperto e unito, che punti sulle proprie risorse umane, naturali ed immateriali, che sappia superare i confini tra le regioni ed immaginare una sua comunità di destino. Un Mezzogiorno che concentri le proprie forze in pochi investimenti strategici fondamentali e che giochi, tutto assieme, la partita della connessione con l’Europa, con il Mediterraneo, con il Mondo.
Il federalismo è una sfida che assumiamo in pieno, che chiama le classi dirigenti del mezzogiorno ad assumere una straordinaria responsabilità nazionale, per concorrere a partire dal Sud a ricostruire l’unità del Paese.
Il federalismo – così come concepito allo stato attuale- rischia, tuttavia, di plasmarsi su questo assunto: un Nord ed un Centro che necessitano di aggiustamenti competitivi ed un Sud tutto ancora da ridefinire nelle sue prospettive e nelle sue potenzialità o alla deriva in un quadro di debolezze insuperabili che vanno governate a seconda delle congiunture o delle emergenze.
Contrastare questo agire, che sta producendo danni non solo al Sud ma all’intero Paese, è una necessità nazionale che dobbiamo assumere come Partito Democratico ma ancor di più , come gruppo dirigente meridionale.
Rincorrere la Lega sul suo terreno è un errore strategico. Da questo movimento ci separano differenze incolmabili sul piano politico, culturale ed etico e la stessa visione del Paese. Non c’è alternativa al crescere insieme e per farlo occorre un recupero di iniziativa politica e di responsabilità delle classi dirigenti meridionali ma anche politiche pubbliche nazionali ed europee in grado di colmare il divario esistente. Senza di esse elevare il tasso di crescita dell’economia italiana e uscire da ristagno dell’ultimo decennio appaiono obiettivi del tutto velleitari. Non c’è alternativa al crescere insieme di Nord e Sud.
Abbiamo non più di 5-10 anni per rovesciare i vecchi paradigmi del sud inefficiente e assistito, per ridurre drasticamente il differenziale tra regioni settentrionali e regioni meridionali in termini di produttività, investimenti, servizi e infrastrutture, per accrescere il livello del capitale sociale e umano, un superiore livello della ricchezza materiale e del vivere civile del mezzogiorno. Per evitare una rottura irreparabile della coesione nazionale.
E’ necessario quindi muoversi in due direzioni:
1. fare del Mezzogiorno la piattaforma del vecchio continente verso il Mediterraneo e le vicende di questi giorni confermano e rilanciano tale vocazione e questo irrinunciabile protagonismo;
2. accrescere la dotazione di servizi pubblici di base del Mezzogiorno in modo da migliorare la qualità della vita delle persone, in special modo nel campo dell’istruzione, giustizia e sicurezza. La qualità della vita che consegue a un miglioramento del contesto è condizione essenziale per promuovere la crescita economica . La lotta alle Mafie è una premessa ineludibile
Un Sud unito ha maggiori possibilità di vincere questa sfida. Superare localismi ed autoreferenzialità per rafforzare una visione di insieme con politiche di sistema è un cammino obbligato. Proponiamo un Tavolo delle Regioni Meridionali, da istituire all’interno della Conferenza Permanente Stato-Regioni, sede di confronto con il Governo e gli attori sociali, in cui assumere decisioni per impostare e realizzare infrastrutture a carattere sovraregionale e politiche di sviluppo di area vasta e per coordinare le politiche nazionali orientate al Sud.
Un Sud rinnovato nei suoi gruppi dirigenti e rigenerato nelle pratiche politiche è condizione ineludibile per vincere un pregiudizio ostile e per contrastare il federalismo con i caratteri attuali.
Il Pd per essere il soggetto protagonista di questa trasformazione non può eludere questa necessità anche ripensando al suo modo di stare in campo. Innanzitutto rafforzando il carattere regionale in un’ottica di partito federale per valorizzare le migliori pratiche assieme alle rappresentanze territoriali che le esprimono.
Il Coordinamento dei Segretari, Presidenti e dei Capigruppo Regionali costituisce una prima tappa in questa direzione di marcia e si affida ad esso, in stretta relazione con la Segreteria nazionale, la costruzione di un’agenda e di iniziative coerenti con questo impianto.
Da Bari ci organizziamo per una riscossa. La politica deve fare la propria parte, noi democratici e democratiche di una nuova generazione per primi. Innanzitutto del Pd meridionale che deve superare alcuni limiti del passato e rappresentare un elemento di innovazione della democrazia nel Sud.
Abbiamo l'ambizione di rappresentare una stagione di cambiamento e di progresso.



