Partito Democratico della Regione Campania 25 Aprile, Festa della Democrazia
 
 
 
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PD - LE NOSTRE PROPOSTE SU FINMECCANICA

PD - LE NOSTRE PROPOSTE SU FINMECCANICA

 

Finmeccanica: Occorre una nuova strategia

Con il completamento del ricambio del vertice di Finmenccanica e Selex dovrebbe essere conclusa la
lotta al vertice di Finmeccanica. Il riassetto organizzativo del grande gruppo industriale a partecipazione
pubblica è però appena iniziato e non sembrano ancora terminate le lotte interne.
Lo sviluppo di una nuova strategia deve fare i conti con una situazione di emergenza finanziaria e di
posizionamento nei mercati nazionali ed esteri. Il tutto nel pieno della crisi economica e industriale che
coinvolge l’intera industria Italiana.
Il bilancio consuntivo 2011 si preannuncia con forti perdite non solo nei comparti già in sofferenza come
trasporti e aeronautica ma anche nell’elettronica professionale militare e civile.
La discussione in atto sulle spese per la Difesa prefigurano in futuro ulteriori tagli alle commesse per gli
apparati militari e sistemi d’arma in cui Finmeccanica è la maggiore fornitrice (il 35% del suo fatturato
proviene da tali programmi).
La decisione di dove effettuare i tagli alle spese militari non può essere fatta senza prima avere definito
il modello di Difesa che si intende adottare e quale politica estera mettere in atto. Le forze armate e il
loro equipaggiamento dovranno essere coerenti con tale modello di difesa che deve derivare però da
una più puntuale politica estera. In un’ottica di un modello di difesa a dimensione europea e con una
forte integrazione industriale con gli altri Paesi UE le opzioni italiane di ridimensionamento della spesa
militare possono essere ricondotte a due:
- la prima si basa su una riduzione di organico da 190.000 effettivi a circa 160.000. I risparmi di spese del
personale, comunque di difficile attuazione in breve-medio periodo, dovrebbero permettere il sostegno a
investimenti in tecnologie e sistemi d’arma ivi compreso il controverso programma F 35;
- la seconda si basa su un programma di razionalizzazione della spesa (dismissioni immobiliari, miglior
utilizzo del personale) ma con il mantenimento delle funzioni e ruoli delle forze armate con investimenti
in tecnologie compatibili con un sistema industriale italiano integrato con l’industria della difesa degli
altri paesi europei e rispondente al modello di difesa europeo. E’ quella cui auspichiamo.
La scelta del modello di difesa orienta in modo diverso l’industria. Se di guarda solo al mercato italiano
le ricadute industriali su Finmeccanica e sulle altre imprese industriali italiane, permanendo il programma
F35 anche ridimensionato, saranno molto limitate. Di fronte ad un mercato Europeo e mondiale in rapita
evoluzione, senza un’adeguata strategia e una forte integrazione con gli altri costruttori europei il nostro
apparato produttivo sarà reso più subalterno alle scelte fatte da altri. Si limiterà alla fornitura di parti dei
sistemi d’arma e con forti ridimensionamenti sui volumi produttivi, la ricerca e lo sviluppo industriale
perdendo qualsiasi ruolo di integratore di sistema.
Per il rilancio economico e produttivo di Finmeccanica puntare solamente sulle commesse militari è
pertanto velleitario e foriero di un drastico ridimensionamento delle attività industriali.
A fronte del mercato della difesa permangono poi in Finmeccanica sofferenze nei settori non militari
quali i trasporti, l’energia e l’elettronica professionale.
Le soluzioni prospettate dall’attuale management, per rimettere in equilibrio il conto economico,
sembrano essere improntate ad una significativa riduzione del perimetro di azione del gruppo: dismissioni
per un miliardo di euro, investimenti selettivi su aree di business più resistenti alla crisi e ricerca di una
profittabilità più elevata. Il piano di dismissioni è finalizzato ad uscire da settori considerati non strategici,
come trasporti ed energia, e cedere anche altre attività nel settore civile, nell'elettronica per la difesa e la
sicurezza.


Il riassetto organizzativo interno con la costituzione di Selex Elettronic System, come confluenza di
Selex sistemi integrati, Selex Galileo e Selex Elsag, prefigura una razionalizzazione delle attività oggi
operanti nei vari siti produttivi e di sviluppo industriale. L’unificazione in un’unica società delle tre Selex
può offrire invece un’occasione per una maggiore integrazione tra le realtà presenti sul mercato civile
e una opportuna ottimizzazione degli investimenti in tecnologie e razionalizzazione dei costi. Ciò può
produrre sinergie per una crescita complessiva di fatturato e occupazione. E invece sbagliata la scelta di
abbandonare i settori civili e concentrasi solo sul militare peraltro con un mercato in contrazione.

La ricerca di antiche e nuove responsabilità sulle cause di questa situazione, che comunque esistono e
non hanno risparmiato inchieste della magistratura sugli attuali dirigenti, non devono distogliere dalla
questione essenziale delle pesanti ricadute sui lavoratori e sul futuro industriale del Gruppo sul quale ha
pesato la una totale mancanza di una seria politica industriale da parte del Governo.
Occorre ripensare completamente tutta la strategia di Finmeccanica. Il perimetro di intervento deve essere
salvaguardato. Le attività civili non possono essere dismesse: ne soffrirebbe pesantemente l’occupazione
e l’indotto e interi territori già colpiti pesantemente dalla crisi.
Ma soprattutto l’uscita di Finmeccanica da questi settori significherebbe il totale abbandono della
presenza italiana in settori strategici per l’ammodernamento del Paese e lasciare questo mercato
in mano a imprese straniere con ulteriori aggravi della nostra bilancia commerciale. Per l’Italia
significherebbe regalare ai francesi e ai tedeschi il nostro mercato, distruggendo aziende che invece
possono, opportunamente strutturate e organizzate, non solo competere nel nostro Paese ma partecipare a
importanti occasioni internazionali.
Per orientare le scelte prioritarie di Finmeccanica, il cui pacchetto di maggioranza è detenuto dal Tesoro
non si può pensare solo al conto economico e a quanto accade in borsa.
L’insieme delle produzioni industriali di Finmeccanica sono essenziali per il Paese e vanno sostenute con
adeguate politiche. La ricerca di profittabilità ad ogni costo contrasta con una visione di lungo periodo
per il quale occorrono investimenti a redditività differita indispensabili per la salvaguardia del patrimonio
tecnologico e produttivo.
Di qui la necessità di mettere a punto una politica industriale alla cui definizione vanno coinvolti oltre
l’azienda, il governo e le istituzioni locali. Ansaldo Breda, Ansaldo Sts, Ansaldo Energia, Elsag, Avio,
Menarini, Alenia Thales rappresentano pezzi sistema della grande impresa italiana da maneggiare con
cura, sotto l'occhio del governo azionista.
Le difficoltà di bilancio presenti in alcune società vanno affrontate con attenta valutazione delle qualità
del management nella loro capacità di riorganizzarle, ridurre gli sprechi e avere una visione di rilancio
industriale nei rispettivi comparti. Vanno individuate risorse per garantire gli investimenti nelle varie aree
dove il presidio industriale è già abbastanza forte anche se non sempre adeguato (si investe già il 12% dei
ricavi) e nella ricerca di partner nell’ottica di integrazione di filiera e complementarietà di mercato.

Nel settore della Difesa, in un’ottica di rivedere la “lista della spesa”, si tratta di definire quali risparmi e
rinunce a fronte di impegni internazionali e persino interni sempre più estesi. Le Forze Armate impegnate
in scenari geopolitici complessi e pericolosi vanno equipaggiate in modo appropriato. I mezzi utilizzati
devono essere mantenuti ed il personale formato e difeso.
Il settore Aerospazio e Difesa è uno dei pochi settori industriali dove la filiera industriale nazionale è
competitiva, il personale impiegato è di alta qualificazione. Esistono Distretti Tecnologici ed Industriali,
anche se vanno migliorati e ricondotti a sistema per massimizzarne la resa.
Finmeccanica è un punto di riferimento per tutte le altre aziende italiane del settore. La Finmeccanica
come impresa globalizzata non è solo una finanziaria con diverse partecipazioni, in imprese estere
in primis la società statunitense DRS e con collegamenti con multinazionali europee come nella
partecipazione di minoranza in Mbda (missili) e l’alleanza con Thales nelle attività spaziali.
Politica e istituzioni devono essere chiamate in causa per tutelare e difendere l’industria Italia con un
programma e una strategia chiara di politica estera e di difesa di cui il rilancio strategico dell’apparato
produttivo nazionale sono uno strumento importante.

Importanti sono le ricaduta della ricerca militare e spaziale nei comparti civili. Si tratta aumentare la
sinergia per le cosiddette tecnologie duali, la capacità di trasferire in apparati e sistemi per le infrastrutture
i risultati delle tecnologie sviluppate nei sistemi militari (radaristica, aeronautica, avionica, monitoraggio
reti complesse, comunicazione, nuovi materiali ecc.). Da parte dello Stato il gruppo Finmeccanica va
sostenuto per la realizzazione di trasferimenti tecnologi a nuovi prodotti e sistemi e contestualmente
va attivato un mercato pubblico e privato che utilizzi le nuove applicazioni in ambito civile (energia
ecocompatibile e relativa rete di trasporto, risparmio energetico, monitoraggio ambientale e di reti
complesse ecc.). Ciò vale soprattutto nei comparti civili dove, invece di vendere sarebbe quanto mai
urgente ripartire da un progetto di rilancio per l’insieme del settore del trasporto su rotaia e su gomma,
sull’energia, sulle infrastrutture di rete sulle telecomunicazioni terrestri e spaziali, sull’elettronica
professionale e informatica. Fondamentale è il sostegno all’integrazione tra ricerca universitaria e ricerca
industriale.
Il Governo deve promuovere il rafforzamento delle aziende Finmeccanica che operano nel settore del
segnalamento e delle costruzioni ferroviarie e nel settore energetico, e che hanno un’importanza di
primo piano per il tessuto produttivo di vasti territori e dell’intero Paese. Definisca il piano nazionale
dei trasporti e i relativi investimenti. Si crei un polo nazionale della costruzione ferroviaria, che blocchi
immediatamente qualsiasi decisione di cessione di imprese strategiche come Ansaldo Breda e che
predisponga un piano di riorganizzazione dell’intero settore.
Il sostegno alle politiche di investimento e sviluppo del settore delle infrastrutture civili come il
ferroviario, l’energia rappresentano elementi importanti e qualificante, tanto più che tutti i Governi stanno
definendo tagli al settore Militare. Si tratta di qualificare maggiormente la domanda pubblica.

Si è consapevoli che oggi Finmeccanica purtroppo non ha forze e risorse sufficienti a mantenere
eccellenza e competitività in tutti i numerosi settori che a essa fanno capo. Se davvero si vuole impostare
la crescita del Paese all'insegna dell'equità sociale, Finmeccanica è però un volano indispensabile per
fornire alla piccola e media impresa italiana la possibilità di stare agganciata a prodotti tecnologicamente
avanzati.

Il Partito Democratico si è già attivato in tutte le sedi opportune, e lo farà ancor in futuro per monitorare
questa situazione impegnandosi con ogni mezzo affinché non sia messa in discussione la forza
complessiva e la tenuta dell’intero gruppo indebolendone le capacità di diversificazione e quindi di
maggiore competitività sul mercato.
Di fronte ad una necessaria iniezione di nuovi capitali, per sostenere adeguatamente investimenti e
ricerca, la risposta sta nella individuazione di partners qualificati che possano integrare le filiere presenti
in l’azienda unita alla definizione di strategie di rilancio nei vari settori e un adeguato rafforzamento della
gestione manageriale. Vanno poi utilizzate le risorse pubbliche afferenti alla Cassa depositi e prestiti, i
fondi Miur e Ue per la ricerca. Le nuove alleanze internazionali vanno finalizzate alla salvaguardia e al
rafforzamento dell’apparato industriale del nostro Paese.

Il Governo Monti saprà comprendere la centralità di questi settori per lo sviluppo del Paese e non dovrà
far mancare azioni in grado di mettere in campo tutti gli strumenti a sua disposizione per sostenere il
patrimonio industriale italiano, evitare la vendita anche di una sola delle imprese strategiche. Un adeguato
sostegno può rappresentare un importante volano di sviluppo industriale e occupazionale per l’intero
Paese.
Il nuovo Governo, gli Enti locali e istituzioni, società civile, mondo della ricerca, associazioni di impresa
sono chiamate a produrre sforzi per difendere questo patrimonio e per imprimere una svolta definitiva per
il Paese verso un obiettivo di crescita e sviluppo e di coesione sociale.