martedì 18 ottobre 2011
SANITA' SOLO ANNUNCI
"La Repubblica" ed. Napoli
18 ottobre 2011
Il dimezzamento del disavanzo nei conti della Sanità campana, come vantato sulla stampa dal presidente Caldoro appena qualche giorno fa, è un dato reale o fittizio? E se vero, o vero in parte, in che misura è merito del nuovo corso del governo regionale o non risponde invece a ragioni di tipo diverso? La domanda è d´obbligo, visti i meriti che il presidente della Regione si attribuisce e vista soprattutto l´incidenza che la Sanità riveste nel bilancio regionale. Se confronto deve essere, e tale vogliamo che sia, e non demagogia, ci pare opportuno partire da alcuni dati di verità. Diciamo allora che la riduzione del deficit, con riferimento al primo semestre di quest´anno, non è certo il frutto di un miglioramento gestionale, bensì il risultato di altre cause. Proviamo a elencarle: maggiori entrate contributive (circa 85 milioni), drastico taglio dei costi del personale (circa 68 milioni) dovuto al blocco del turnover e dei contratti, energico decremento della spesa farmaceutica (oltre 46 milioni, al netto dell´aumento della spesa per consumi farmaceutici interni), da addebitarsi, quest´ultimo, in gran parte alla scadenza di numerosi brevetti e non certo a modifiche nei comportamenti prescrittivi, infine riduzione della spesa per beni e servizi (oltre 60 milioni).
Se, conti alla mano, le cose stanno così, allora possiamo trarne una prima certezza: nessuna delle cause strutturali dei nostri disavanzi è stata rimossa dal governo Caldoro. E non c´è nulla che lasci pensare che si stia lavorando a un sistema sanitario più moderno ed equo. Anzi. Per quel che riguarda la qualità e l´appropriatezza degli ambiti di cura la Campania continua a rimanere nel gruppo di coda delle classifiche nazionali. Se poi guardiamo al lungo periodo, c´è da attendersi che strategie secche di riduzione della spesa comportino di sicuro un decremento della qualità, un aumento dei costi e un peggioramento dei risultati sanitari. Il rafforzamento delle cure territoriali, ad esempio, che dovrebbero controbilanciare la ristrutturazione degli ospedali verso una maggiore specializzazione, rimane una utopia meravigliosamente descritta nel piano sanitario regionale, ma del tutto inattuata.
Per non parlare poi della situazione interna alle Asl. Quanto reali ed efficaci siano state le azioni di riorganizzazione, all´interno delle 7 "megaAsl", a due anni e mezzo dal loro accorpamento, rimane tuttora fonte di grandi perplessità. Una perplessità che trova nella demotivazione e frustrazione di tanti operatori del settore la propria cartina di tornasole. Difficile pensare, infine, che la riduzione della spesa non sia ottenuta grazie a un abbassamento dei livelli assistenziali. Una testimonianza è resa dal fenomeno della fuga dei malati fuori regione, il cui saldo campano, già da primato nazionale, è addirittura in crescita nel 2011. Un intollerabile costo sociale per una Regione grande come la nostra, prima ancora che una rilevante voce di spesa: altro che dimezzamento del disavanzo!
Si continua, insomma, a nostro parere, a perdere una grande opportunità per definire una visione complessiva del servizio sanitario campano, intorno alla quale aggregare motivazione, senso di appartenenza e identità. Il riassetto strutturale e l´idea di un nuovo, moderno e più equo modello di servizio sanitario regionale rimangono ancora misteriosi. Specie oggi che alcuni dati, più di tutti, devono cominciare a preoccupare: l´entità della spesa sanitaria pubblica, nonostante il deciso rallentamento, ha ormai superato il 10 per cento del Pil regionale. La media nazionale è al 7. Quella dei principali quindici Paesi Ue poco superiore all´8. Francia e Germania, notoriamente tra i paesi con la più elevata spesa sanitaria pubblica, si attestano al 9. La modernità, l´equità e la sostenibilità economica del nostro servizio sanitario regionale passano innanzitutto per lo sviluppo economico di questa Regione, non certo per la logica dei tagli a tappeto. La Sanità stessa, considerato il peso che esercita sull´economia regionale, non può che esserne il volano. È il caso di cominciare a parlare di riqualificazione del servizio sanitario regionale, di riduzione dei livelli di inappropriatezza, di riduzione della mobilità extraregionale, di valorizzazione delle professionalità in un quadro di sostenibilità economica, piuttosto che procedere per annunci.
Corrado Cuccurullo
responsabile Sanità del Pd regionale



