venerdì 18 febbraio 2011
Incontro a New York con il segretario del Pd campano Enzo Amendola. Giovannitti fa dimenticare Napoli. Intervista
Incontro a New York con il segretario del Pd campano Enzo Amendola. Giovannitti fa dimenticare Napoli. Intervista
Incontro a New York con il segretario del Pd campano Enzo Amendola. Giovannitti fa dimenticare Napoli. Intervista
DI STEFANO VACCARA
18-02-2011
NEW YORK. Il primo effetto che ti provoca Enzo Amendola, incontrandolo in un Hotel di Midtown Manhattan, è quello di una boccata di ossigeno. Quando mi avevano incaricato di intervistare il segretario regionale del Pd della Campania in visita a New York, l'assignment non era certo da entusiasmarsi. Il solito apparatnik, ho pensato.
Ma il napoletano Amendola ci sorprende per i suoi modi e, soprattutto, per la sua età. Essere trentenni nelle alte sfere del maggiore partito dell'opposizione nella politica dei matusalemme d'Italia, equivale a come se si fosse qui diventati sindaci di New York a vent'anni.
Poi peró, quando chiediamo ad Amendola notizie sul pandemonio per le candidature per la carica a sindaco di Napoli, con quelle primarie del Pd tra Cozzolino e Ranieri fatte "abortire" e chissà come finisce... ecco che Amendola da giovane Dr. Jekyll si trasforma in un vecchio Mr. Hyde. Le sue risposte ci appaiono cosí felpate, da navigato della partitocrazia italiana, che è meglio evitare di proseguire sulle tragedie del Pd a Napoli. E si capisce, giustamente, che il bersaniano Amendola non ci tiene a parlare dei guai del Pd campano durante la sua visita a New York.
Quando invece si riprende l'argomento delle ragioni del suo viaggio americano, della sua partecipazione alla conferenza sul sindacalista e poeta Arturo Giovannitti (1884-1959) tenuta al Calandra Institute della Cuny diretto dal prof. Anthony Tamburri, ecco che il funzionario del Partito democratico riacquista quelle promettenti sembianze di Dr. Jekill, con competenza e anche passione.
Come spiega lui stesso, la sua visita a New York é stata in una "doppia veste": "Sono il segretario della Campania ma sono anche il presidente della conferenza di tutti i segretari regionali del Pd. Ho questo duplice ruolo e sono molto contento di aver incontrato i campani, ma rappresento tutti i segretari regionali del partito e quindi sto incontrando tutti. Sono qui per celebrare il 150° dell'Unità, nonostante le divisioni che ci sono al momento in Italia. Noi del Pd abbiamo deciso di celebrarlo in giro per il mondo con delle figure di emigranti che hanno prestato servizio non solo alla comunità italiana ma anche al paese che li ha ospitati. Come appunto Giovannitti. Figura emblematica perché aldilà della sua visione ideologica tipica della sinistra del tempo e non recuperabile oggi, è interessante perché venne qui dal Molise non per fuggire dalla povertà ma per conoscere il nuovo mondo. Dato che i lavoratori italiani erano cosiderati allora di terza classe, gli ultimi arrivati e che facevano abbassare i salari, ecco che Govannitti prese una posisizione netta e nei comizi così come nella sua opera di poeta e drammaturgo, disse che il fatalismo che quegli emigranti si erano portati dall'Italia non li aiutava, loro erano lavoratori ed essere umani negli Stati Uniti e non più un corpo separato dal resto del paese. Un messaggio bello, che dà il senso della lotta non solo per le condizioni di lavoro ma anche per l'integrazione degli italiani agli inizi del secolo. Una figura eblematica di un uomo che è venuto in questo paese perché lo amava ma che ha anche lottato per integrare i lavoratori italiani come parte integrante di un nuovo paese che si stava costruendo".
A proposito di 150 anni d'Unita. Nello stesso istituto universitario dove lei ha partecipato alla conferenza su Giovannitti, il Calandra Institute, era stato presentato pochi giorni fa il libro di Pino Aprile "Terroni", in cui c'è una interpetazione delle ragioni dell'immigrazione meridionale abbastanza forte...
"E' un libro molto polemico..."
Che in Italia ha venduto 300 mila copie, ma non sembra che certi argomenti spigolosi vogliano essere considerati nelle celebrazioni italiane, sul perché milioni di meridionali sono dovuti fuggire all'estero...
"Io ho una tesmonianza personale, la mia famiglia da parte di madre è tutta di emigranti, andati in Argentina. Molti cercavano una nuova vita e magari senza riuscirci, come la mia famiglia, quei parenti morirono poveri in Argentina. Il tema che più appassiona l'Italia oggi è quello di ritrovare una credibilità internazionale. E le storie dei lavoratori e degli emigranti e anche delle grandi personalità all'estero deve essere recuperata, con orgoglio perché significa valorizzare non solo ciò che si è fatto per 150 anni dentro i confini nazionali ma anche quello che si è costruito in giro per il mondo. Al dibattito del Calandra su Giovanitti ha partecipato anche il prof. Tusiani, una figura simbolo, laureatosi all'Università Federico II di Napoli, amico personale di Giovannitti e una delle maggiori espressioni culturali che vantiamo in Italia ma anche negli Stati Uniti. Io credo che questo anniversario debba farci recuperare l'orgoglio di quello che si è fatto all'estero, e che è un orgoglio che spesso in Italia dimentichiamo, chiuso negli affetti privati o in storie dimenticate".
Ma far conoscere anche la vera storia? Raccontare, come fa Aprile, del perché sono andati via i meridionali, può essere utile all'Italia?
"Sicuramente, ci può essere utile. Gli amici leghisti dimenticano che nel primo dopoguerra il piò grande numero di emigranti partiva dal Veneto, come il bellissimo libro di Stella "L'Orda" ci ha ricordato. Conoscere quello che è successo e riconoscerlo anche negli elementi negativi ci aiuta a far solidificare il paese che celebra la sua Unità".



